La verità, vi prego, sulla strategia digitale

Strategia digitale - Una tastiera
Dalla tastiera partono le basi di una strategia digitale. Una tastiera esiste fisicamente, è analogica, è reale. Il digitale è reale.

Strategia digitale – indice

Definizione di strategia digitale
Obiettivi di una strategia digitale
La strategia digitale integrata con quella reale
Strategia digitale SEO
Strategia digitale social
Strategia digitale di content marketing

Definizione di strategia digitale

La prima cosa che bisogna fare quando si parla di strategia digitale è dare una definizione del lemma, per capire bene cosa intendiamo e per mettersi d’accordo sulle basi. Chiaramente, l’ambito è quello della gestione strategica (aziendale o per privati) e degli affari. Del business, insomma. Secondo la definizione offerta da Dave Aron, che mi piace molto per la sua semplicità, «Digital Business Strategy is a business answer to a digital question» (cioè: «Una strategia digitale aziendale è una risposta aziendale a una domanda digitale). Aron fa anche l’esempio pratico che gli serve per distinguere la strategia digitale dalla strategia IT (cioè, dalla strategia tecnologica-informatica). La domanda cui si dà una risposta è: «Come si dovrebbe evolvere la nostra azienda per sopravvivere e  prosperare in un mondo sempre più digitale?».

Quel che scrive Aron è davvero sensato. Ma qui dovremmo provare a sfidare la convenzione e ad andare oltre. Non tanto perché ci dovrebbe spaventare la dipendenza digitale, quanto, piuttosto, perché dovremmo riuscire a fare un passo oltre. Cioè: va bene, il digitale è importante. Ma è molto più importante comprendere la necessità di una strategia di comunicazione integrata che tenga conto della realtà. Cioè: sì, d’accordo, ci serve il digitale, il sito, Google, la SEO, i social, le app di messaggistica istantanea e via dicendo. Ma ci serve anche, per esempio, un evento dal vivo, un volantino, un pezzo di carta, un oggetto. Ci serve, insomma, uscire dall’equivoco  che esista una separazione fra digitale e analogico. La realtà (le realtà) esiste (esistono) senza soluzione di continuità. Così come esistono le reti, i pubblici, i bisogni, le domande, le offerte, i servizi e via dicendo.

How should our business evolve to survive and thrive in an increasingly digital world?” It is not a separate strategy, but instead a lens on business strategy. All aspects of the business strategy should be informed by digital considerations.

Dipendenza digitale

Uno smartphone per fotografare tutto
Uno smartphone sempre con noi. Sempre connessi. Sempre pronti a fotografare.

Va già di moda, all’inizio del 2017, parlare di digital detox. E va già di moda, addirittura, riderne e pensare che sia una moda passeggera, l’ennesima da cavalcare.

Eppure la dipendenza da internet – o, più in generale, la dipendenza digitale tecnologica– è un fatto. L’Internet addiction disorder (IAD), non è nient’altro che un disturbo del controllo degli impulsi. Come spiega l’Istituto di Psicologia e psicoterapia Comportamentale e cognitiva, a questo tipo di disturbi afferiscono il gioco d’azzardo patologico, la cleptomania, lo shopping compulsivo, la dipendenza sessuale e via dicendo.

Se ti fa sorridere e pensi che non ti riguardi ci sono solo due possibilità: o ne sei veramente immune oppure ci sei dentro fino al collo e non lo sai.

Che cosa sono i disturbi del controllo degli impulsi? Be’, è abbastanza semplice capirlo. Hai presente quando sai che devi fare qualcosa ma proprio non ne hai voglia e tendi a fare l’esatto contrario? Oppure quando hai l’impulso a cedere ad una tentazione? O quando sai benissimo che non dovresti fare quel che stai per fare perché potrebbe in qualche modo danneggiarti o danneggiare gli altri? Ecco. Se lo fai in continuo è probabile che tu abbia un disturbo del genere. Quando stai per fare quel che non dovresti provi

una sensazione di crescente tensione ed eccitazione a cui fa seguito piacere, gratificazione, e sollievo

È ovvio che tutti siamo soggetti a tentazioni. È ovvio che tutti adottiamo questo tipo di comportamenti. È altrettanto ovvio che, laddove si ravvisi una patologia, occorrerà rivolgersi a un medico. Ma qui pensiamo di poter intervenire prima che sia troppo tardi. E cioè prima che diventi una vera e propria patologia.

La diffusione dello smartphone nel mondo

Statista: quante persone usano gli smartphone nel mondo
Il grafico con le stime di Statista a proposito dell’uso degli smartphone nel mondo.

L’uso dello smartphone è in crescita costante ed è ben lungi dall’avere raggiunto il suo plateau. Secondo Statista nel 2020 si arriverà a 8,7 milioni di persone che utilizzeranno uno smartphone (o più d’uno)!
Il fenomeno è serio ed è da tenere in considerazione perché ha obiettivamente cambiato il nostro modo di vivere.

Dipendenza da smartphone e device vari

Consulti sempre il tuo smartphone. Ovunque. Ogni volta che hai un tempo morto. Ogni volta che hai del tempo libero. Mentre ascolti musica e mentre guardi la televisione – tanto, così, commenti ed entri nel second screen –, mandi messaggi su Whatsapp o su Messenger o su Telegram, apri Instagram, apri Facebook, apri Twitter, ti logghi su Snapchat.
Le statistiche sono impressionati. La media, in U.S.A., è di 46 controlli dello smartphone al giorno (dati dal Time, relativi al 2015). La fascia fra i 25 e i 34 anni lo consulta oltre 50 volte al giorno. I più giovani, fra i 18 e i 24, 74 volte. L’81% degli americani guarda il telefono almeno una volta durante una cena.

Se pensi che sia normale, che non ci sia nulla di male, stai sottovalutando gravemente il problema. Stai sopravvalutando la capacità del tuo cervello di passare da un compito all’altro senza sforzo. E ti stai perdendo qualcosa.

Un tempo, in casa mia, con mio nonno, ascoltavo i vinili. Nel senso che si metteva su un disco e si stava a sentirlo. Quante volte ascolti musica senza fare altro nel frattempo? Prova. Scoprirai che non ti eri mai accorto di un giro di basso, di una ritmica, di un coro. Il cervello non è fatto per fare tante cose contemporaneamente.

Dipendenza da social network

Like. Il motore della dipendenza dai social network
Un like non si nega a nessuno. O quasi. Il senso di appagamento che ci generano le approvazioni sociali non è poi così soddisfacente come sembra.

Le piattaforme di social network come Facebook, Instagram e simili – ma anche i sistemi di messaggistica istantanea – sono un esempio perfetto di strumenti che possono diventare disfunzionali. Il meccanismo delle notifiche, per esempio, è perfetto per generare il bisogno compulsivo del controllo. Cosa succede esattamente? Semplice: pubblichiamo qualcosa (uno status, una foto, un video) e poi aspettiamo di ricevere approvazione. Si accende un numerello, una finestrella rossa, ci arriva un pollice alzato, un cuore, una faccina, un commento. Il cervello genera dopamina (succede per tutte le novità). E ne vuole ancora e ancora e ancora. E mentre sei letteralmente in prigione in questo loop di pubblicazione-stimolo-gratificazione ti stai costruendo un’esistenza in cui non puoi più fare a meno di consultare i social. Ti racconti che sei tu che lo vuoi, che smetti quando vuoi – proprio come i fumatori – ma la realtà è un’altra.

Bambini e tecnologia

Bambini e smartphone: come fare?
Bambini e tecnologia digitale: è più facile dar da mangiare ai tuoi figli se gli metti uno smartphone con video davanti. Ma siamo sicuri che sia il comportamento giusto?

Sintomi della dipendenza da internet

  • Siamo spesso preoccupati, inquieti per il mondo “connesso”
  • Abbiamo bisogno di aumentare il tempo che passiamo collegati a internet per essere soddisfatti
  • Si cerca di limitare l’uso dello strumento (senza successo)
  • Siamo irritabili, depressi, instabili se abbiamo accesso ridotto al web e alle sue risorse: è la fear of missing out, la paura di rimaner tagliati fuori. Che spesso si giustifica professionalmente con frasi del tipo «i social non dormono mai»
  • Stabiliamo di passare un certo periodo di tempo online e poi lo superiamo
  • Mettiamo a repentaglio il lavoro o le relazioni personali per star connessi ancora un po’
  • Mentiamo agli altri circa i nostri comportamenti da connessi
  • Ci colleghiamo quando siamo tristi o ci sentiamo soli

Questi sono solo alcuni dei sintomi che possono identificare una nostra dipendenza dal web.

Cure e rimedi per l’internet addiction

Se le cose sono serie, non resta che rassegnarsi e sottoporsi a un intervento psicoterapeutico di tipo cognitivo comportamentale, come suggerisce l’Ipisico. Ma se sono gravi vuol dire che c’è dell’altro, che ci sono, magari, difficoltà socio-relazionali o altri tipi di problemi.

Qui, però, pensiamo che ci sia tanto lavoro da fare anche fra chi non ha (ancora!) bisogno di rivolgersi ad un medico.

Una delle cose da fare senza ombra di dubbio è eliminare le notifiche. Se riceviamo notifiche da tutte le applicazioni che utilizziamo, verremo costantemente distratti da esse e non ci sarà modo di uscire dal loop. Prova a eliminarle. Tutte. Scoprirai che non c’è nulla che tu debba per forza gestire in tempo reale – a meno che tu non lavori come reperibile o in un processo di gestione di emergenze. Dove per “emergenze” intendiamo qualcosa di diverso e un po’ più serio di un commento negativo su una piattaforma social.

Poi puoi iniziare a disinstallare dallo smartphone le applicazioni che utilizzi troppo e che non ti servono veramente.

Quindi, puoi decidere di stabilire delle regole per l’uso dei social e dello smartphone.

Sono piccoli accorgimenti per i quali potresti aver bisogno di una mano o di motivazioni serie (se non ti basta quel che ti stai perdendo mentre smani ossessivamente sullo schermo del tuo device). In questo caso, puoi scrivere a DeedStrategy.

Strumenti e app contro la dipendenza da internet

Moment è una app contro la dipendenza dallo smartphone
Moment è una app contro la dipendenza dallo smartphone. Come funziona? Ti mostra per quanto tempo lo usi. E fa paura!

Esistono addirittura – a dimostrazione del fatto che il tema non è per nulla peregrino – una serie di applicazioni che aiutano a combattere la dipendenza da smartphone, sociale compagnia bella.

Moment, per esempio, è disponibile solamente per iOs (quindi, iPhone, iPad). Cosa fa? Semplice. Monitora quanto tempo passi usando il tuo smartphone o i tuoi device (esiste anche in versione-famiglia). Puoi impostare un tempo massimo in cui usi i tuoi strumenti e ricevere una notifica se superi quel tempo. Certo: sembra un po’ paradossale usare una app per staccarsi da uno strumento dove di solito usi le app. Ma può funzionare da deterrente quando ti rendi conto di quanto tempo perdi lì sopra.

[Testo in aggiornamento]